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Tale Blog , è completamente dedicato alla vita sociale di un personaggio giocante . Percui , ogni riferimento è pura fantasia . Frutto di Roling .
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mercoledì, 06 febbraio 2008 21:51
ieri ho re-incontrato un amico di vecchia fama. Cristian. Il mio spacciatore di fiducia ai tempi del giro francese. E' stato a lungo tempo colui di cui mi sono più fidata. Anche perchè, nel giro, arrivi ad un certo punto, dove non ti fidi più di nessuno. Escluso chi ti passa la roba. Poi, se questa è anche ottima. Lo reputi un amico. L'ho trovato per strada che canticchiava qualcosa. E mi sono ritrovata subito, a chiedergli roba. Mi ha detto di andare con lui. Che mi avrebbe portata dove ci potevamo sballare in santa pace. E dove? Dove? Dove? Nell'appartamento di una pulita Scandalo. Scandalo. Scandalo. Appena arrivati alla porta, già notavo lui mi guardasse un poco ovunque. Sarà l'abigliamento che adotto. Osceno. Osceno. Osceno. ??? Siamo saliti, io avanti e lui dietro, ad organizzare spedizione acheologiche sotto la stoffa della gonnellina scozzese che indossavo. Arrivati a casa di questa biondina. Mi ha presentato il fratello. E ci siamo seduti, io di fianco a lui ed il principino su una poltrona. L'ha tirata fuori. Ed io, presa la mia dose. Ho chiesto una siringa, un cucchiano ed un limone. Come risposta ho ricevuto sguardi ambigui ed un: non ci si buca qui, casomai dopo e fuori. Cazzo. Cazzo. Cazzo. Me ne sono andata dopo poco. Perchè, scivolata sulle cosce di Cris ho ricevuto solo un tiro di una canna fatta male. Non mi ha sballato per niente. E poi lui mi toccava. Mi ha infastidito un poco. Sono andata via. E la roba, l'ho buttata. Ho pensato a Colin, ed a Lui ed i suoi casini.
mercoledì, 06 febbraio 2008 21:51
ieri, ero in spiaggia. A passeggiare e pensare, a come poter cancellare, con le lacrime. Ogni errore. Le converse tra le mani, consumate, il chiodino ed una delle solite microgonne. Come se non facessi caso che è inverno, e che fra poche ore, sarà persino natale. Mi è venuta una botta di malinconia. A pensare alle onde, che si infrangono, e che vanno via. Come le persone. A pensare a Colin. Che non è qui. Che non ci sarà, nemmeno per Natale. Lasciando impronte sulla sabbia, come passi trascinati di un barbone, mi è venuta in mente la mamma. Bella, in spiaggia, che ci urlava di stare attenti. E di restare sulla riva. Perchè lei non sapeva nuotare. E di conseguenza nemmeno io, so farlo. Ad un certo punto sono intoppata in una bottiglia di vetro scuro. Vino, probabilmente. Ho alzato di poco lo sguardo e l'ho visto. Un mezzo sorriso. E senza troppi giri mi sono seduta. Di fianco a lui. Che mi ha porto la giacca. Ma, stavolta, non ho rifiutato. E mi sono accoccolata di fianco a lui. Stringendomi un poco addosso a quel corpo freddo. E malato, di solitudine. Abbiamo parlato. Del più e del meno. Di come fa male, e di come le lacrime. Non possano, cancellare. Ed io, ascoltavo. Cullandomi con la sua voce, e mi piace, ascoltarlo. E mi piace, ascoltare. Ma non trovo mai nessuno che sia disposto a parlarmi per ore e farmi sentire. . . utile. Poi. Poi. Poi. E' arrivata questa tipa. Bitch. Bitch. Bitch. L'ho persino salutata, e David ha detto essere la sua ragazza. Cazzo. Cazzo. Cazzo. Ha iniziato a fare la stronza. A sbraitare. Mi ha trattato come una puttanella, dandomi della sirenetta. Chi cazzo si crede di essere questa mezza bizzoca? Se n'è andata, lui dietro lei. Io all'opposto. Sola. Meglio. Cazzo. Cazzo. Cazzo. Perchè mi piace. Come mai mi sono piaciuti, i maschi.
mercoledì, 06 febbraio 2008 21:51
l'altra sera ero in piazza. fottutamente fatta di un quartino, un mezzo grammo ancora in tasca, rubato poi per grazia divina da un barbone. . . forse un vecchio tossicomane. Ero a terra, a rota totale, e già scambiavo i colori e le ombre e le futilità per cose irreali e mostruose. Ed a tratti prendevano da sole, una forma. Fa paura. Ero poggiata ad un muro, e credo nevicasse, perchè il mattino dopo il terreno era ancora tracciato dalle straiture degli spazzaneve e dei fiocchi coloriti di un bianco sporcato dallo smog. Nevicava. Mi fumano una sigaretta, sperando forse si trasformasse in una pera già bell'e pronta, da infilare nella vena, tirare su il sangue, e godersi quel momento di pace. Che altrimenti non trovo. Il vociare poco attento dei passanti credo, abbia iniziato a sentirlo dopo circa una mezz'ora o forse una notte intera. Ho perduto la cognizione del tempo, fottendomi quei pochi neuroni ancora intatti. Ho gettato la sigaretta a terra e qualcuno mi ha chiamata. O meglio, salutata. Mi sono voltata, Colin. E' stata la prima cosa a venirmi in mente. Colin. Colin. Colin. Si è avvicinato, mi ha tirata su. E' iniziato il delirio. Il boato. La fine di ogni putrida voglia di essere forte. Sono crollata. Ed ho pianto, tanto. Mi sono stretta alla sua giacca, tenendomi forte. Trattenendo sulla cassa toracica il peso mio, confondendolo col suo. Nella speranza di sostenermi. Perchè, pesavo, a causa dell'eroina. E le rotule, i piedi, le gambe, non riuscivano a sorreggere, quegli scarsi cinquanta chili. Ho pianto, scusandomi. Trattenendo il fiato a volte, E cercando il profumo di casa, sul collo di lui. Ho pianto. Indifferente ai passanti. Coccolandomi. Tra le braccia sue. Strepitante. Avendo voglia di urlare. Perchè non bastano lacrime per cancellare gli orrori, stanotte. Mi ha domandato tanto. Troppo. Non mi sono mai piaciute le domande. Le odio. Le schifo. Ma. . . Ho risposto a tutte. Tutte. Tutte. Tutte. Perchè? Perchè? Perchè? Mi ha portata a casa, messa nel letto, ha chiuso la porta. E sono rimasta, a dormire. Mi ha ripreso un poco, Mi ha fatta risentire. Mi ha portata via da una strada. Ho provato affetto, come per la prima volta. Ora sto bene. Non ho problemi per la testa, ne pensieri. Solo che. . . Chi è stato ad accompagnarmi a casa, quella sera, se Colin il giorno dopo ha detto di non sapere nulla?
mercoledì, 06 febbraio 2008 21:49
Happy Day to you! ma a chi vuoi darla a fottere, Lorena. Ho bisogno di un quartino, un enorme bisogno di un quartino, una mezza pera persino, basterebbe. Ma non ho un soldo, non ho come fregarne, e qui in culo al mondo non si vende: eroina. L'altro giorno frugavo dietro i cassonetti, alla ricerca di un po' di roba da differenziare e quindi rimodernale a mio piacimento. Ho trovato una vecchia spilla, un paio di perline ed un nastro di raso di un viola antico. Ne ho fatto un portachiavi, riempendo con le perline che sono piccole palle con un foro che le passa di traverso come un tunnel in una montagna, la spilla da balia, per poi farvi sopra con il nastro ed ago e filo un fiocchetto. L'ho appeso alle chiavi di casa ed a quelle dell'auto, che tengo tutte nello stesso mazzo. La vecchietta vicino casa ha notato ironicamente che con quel gruppetto di arnesi potrei sfigurare qualcuno, se solo provassi a difendermi con esse. Comunque, ero lì che me ne stavo beata a spazzaturare in santa pace quando Santa Claus ha deciso di farmi visita con due sacchi pieni zeppi di schiffezze merdose. Cantando come se non peggio di una cornacchia in calore. Ho alzato la testa tentando di guardare oltre i cassonetti, purtroppo l'altezza ha reso difficile l'operazione. Sono nana. . . E chi vedo? Chi vedo? Chi vedo? Il fighettino Mezzo Punketello. Ho tirato subito su il mio broncio succhiafelicità, tentando ovviamente di incenerirlo con i miei occhioni di quell'enigmatico e orrendissimo celeste. Quasi come i miei capelluzzi. . . u.u Ho raggirato la monnezza e gli ho fatto notare le sue doti canore. . . a dir poco pessime. Ha detto di saperlo, quindi, ho affermato offensiva che ovviamente è il peggior inquinante acustico naturale. Tsk. Lo odio. E mi sta simpatico. Che orrenda contraddizione. . . Mi sono subito infilata la 'roba' in tasca per non far notare e per non farmi rubare la sporcizia. Anche se non credo che qualcuno, oltre me, prenda l'immondizia e ne ricavi oggetti nuovi. Si chiama riciclaggio, in ogni caso aiuto il mondo. . . Lui, d'altro canto, m'ha reso palese l'idea che d'inverno non si va così nudi in giro. Forse devo iniziare a rendermi conto che c'è effettivamente un reale cambio di stagione. Gli ho schioccato un bacio volante e me ne sono andata dopo poco. Cafone. . . simpatico. Mi piace come persona.
mercoledì, 06 febbraio 2008 21:48
Ieri sera ero fuori casa, per la solita cicca notturna, che evito di fumare in casa perchè se mi sgama la vecchia mi salta la copertura da buona e pacifica suora. Quale, ovviamente, non sono. Mi fumavo la mia bella sigaretta quando mi è saltata all'occhio la scatoletta di simmental, ed un fottuto cojoncello è passato con la sua auto, strusciando la fiancata dell'anziana vettura ormai in mio possesso. Mi ha guardata male e s'è persino permesso di dirmi che l'auto era a centro strada. in effetti. . . L'auto era a centro strada. Quindi mi sono chiesta che fare, come fare, e quando farlo. Nessuna risposta, ovviamente, anche perchè ero sola ed ancora non sono tanto folle da domandarmi e rispondermi da sola. Lo ametto, ho perso il controllo ed ho iniziato a sbraitare contro l'abitacolo. Scalciandolo e cavandogli per errore la targa. Caso ha voluto che di li passasse questo fighettino mezzo punketello. Che mi ha chiesto ovviamente se avessi problemi. Gli stavo quasi per rispondere che, se davvero non se ne fosse accorto, gli serviva un bell'oculista. O direttamente una tomba, perchè i suoi occhietti, non funzavano un granché eh. Ma poi, ma poi, ma poi. L'idea. Mi ci sono avvicina ratta e rapida, con i miei soliti movimenti che sono tutto tranne che agili - ed ho rischiato anche di cadergli addosso - E gli ho praticamente chiesto aiuto. Quasi supplicavo. - Poco dopo ho supplicato - Ma il tizio non aveva nessunissima intenzione di seguirmi nella mia faccenda. Soprattutto dopo che gli ho detto, che l'auto che avrebbe dovuto guidare fino al parcheggio al mio posto - si perchè nn so guidare, lo ripeto - era rubata da me e lo scemo di turno. Si è rifiutato categoricamente sempre e comunque, fino a fine serata. Ha resistito persino ai miei occhioni da camaleontessa strabica. Niente da fare. E' stato irremovibile. A finale, ha chiamato il carroattrezzi. Il ciccino. E mi ha salutata. Andandosene più congelato di un polaretto alla coca cola. Mi sono un poco imbronciata io. Ed ho atteso il panzone trainante il carretto scassoso sul cofano posteriore della scatoletta. Il signore è stato abbastanza simpatico. Mi ha parcheggiato l'auto dove volevo e mi ha promesso lezioni di guida. Probabilmente il fatto che mi si era impigliata la gonna nelle mutandine quando mi sono grattata mi ha aiutata molto. Sano spirito maschilista. Fatto sta', che la serata è stata pessima. Io vado, insomma, a cercare qualcuno a cui scroccare una cicca. Ah, devo ricordarmi di comprare una nuova tegola alla vecchia, gliel'ho rotta ieri col lancio della super-vecchia-targuzzella.
mercoledì, 06 febbraio 2008 21:43
Ok, Christy Ville è la stessa. Quella di sempre. Quella che per la strada di casa, ha i vecchi che ti salutano. Quella che puzza di antico e di moderno. Quella che mi lascia Vivere. Sono circa le sei di mattina, il pulman scende lentamente. Ho fatto un tratto in treno, poi, non mi andava più di proseguire, e dover scendere e salire ad ogni sosta perchè mi mancava l'aria. E non ne entrava abbastanza da nessun foro schifoso e mal nutrito presente tra i bulloni del catorcio. No, è una palla. Odio i treni. E' questo il mio problema, ho una fottuta paura di prendere anche solo un aereo. Fottuta paura che succeda anche un minimo schianto con un treno. Invece, su quattro ruota, mi sento barcollantemente al sicuro. Lo ammetto, è una stronzata. Ad ogni modo, sono tornata a casa. Se così possiamo definirla, la Ville. Francia. Già il solo pensiero di tornarci, ed andare via dal Belgio, mi faceva stare bene. Ora, sto bene. Miserabilmente e favolosamente: Bene. Ma, mi manca lui. Mi manca la sua risata. La sua voce, mentre cantiamo pezzi inventati sul momento. Le sue urla, contro papà che ci dice di smetterla, perchè questo sogno non rende. E le sue lacrime, quando comprende, che deve restare lì. Perchè mamma sta male. Quando comprende che io lì, non ci so più vivere. Quando mi lascia andare, e mi spiega, che saremo per sempre Jules & Lora. I deja vu. Sono tornata a casa, con la borsa sotto il braccio piena di quel mio entusiasmo funebre. Sono tornata un po' più, cresciuta, con meno panni addosso e più cultura. Mi sono diretta a casa, la vicina già sbrattava i benvenuti calorosi ed amorosi in giro. Mi sono limitata a sorriderle, e, una volta entrata in casa, a mandarla sonoramente a fanculo. Sotto voce. A volte la odio. Ho gettato a terra la presunta 'valigia'. Controllato che non fosse morto il pesce rosso di Colin. E' morto. E sono uscita, così, via. Per una volta, fregandomene di tutti i doveri a cui solitamente era dedito il mio brò. Sono uscita a fare una lunga perlustrazione delle strade, quelle più 'sicure'. Quelle che di notte, piacciono a me. Sono andata in rue du marche, o come cazzo si chiama, col francese faccio ancora ampiamente schifo. E, camminando, stretta in quel caldo della pelle del giaccone, ho incontrato un tizio. Gli ho scroccato una cicca, un paio di parole, e poi via. Vallo a sapere che sarebbe divenuto un tormento. . . avrei evitato di gran lunga. Il giorno dopo sono uscita, nuovamente, come sempre. Ru du chateau. Altra strada. Altro panorama. Me ne stavo tranquilla, come mio solito, a passeggiare evitando con slalom strategici la gente di passaggio, le vecchie insonnolite, le coppiette ed i bambini. Me ne stavo calma, a fissare le vans dall'altro, a cercare anche una minima imparticolarità di quel complesso artistico del vestiario, quando mi arriva una spallata. Una Grossa, ampia, spallata. Mi sono voltata di tre quarti, per via della forza di gravità. Ed il baratto fra il mio corpo ed il baricentro ha ceduto. Alzo lo sguardo fisso in alto, vorrei uccidere chiunque ha osato sfiorare il mio potere teocratico. E chi è? Chi è? Chi è? Chi non altro se non. . . LUI. sembra quasi mi pedini. Ci siamo poggiati al muro, ed ho tentato nuovamente di scroccargli una sigaretta, ma quell'infame si è gustato l'ultima tutto da solo, senza regalarmene nemmeno un tiro. Lo odio per questo. Dopo tale affronto, e un po' irata ed indignata, gli ho voltato le spalle e me ne sono andata. Verso l'opposto, seguendo un poco la linea parallela allo sguardo di lui. E, arrivata pressochè a cinque sei passi di distanza, inghiottita dalla folla affamata di acquisti, che succede? Speravo di non doverlo più vedere ed invece? invece arriva un folle, un figlio di borghesi, un truzzo, che parcheggia sotto il muso di lui, dietro di me, il proprio catorcio. Lorena, mi sono detta, stai calma, e non fare cazzate. Ma, sono stata tentata, satana ha lasciato Cristo solo sul colle ed è giunto alle mie spalle. Abbiamo rubato quella cazzo di auto. Si. Mi ci sono infilata dentro, dal finestrino, gli ho aperto l'altra porta, e lui è entrato. Perchè a diciannove anni, senza un posto fisso, e una scia incolmabile di ricordi, non so ancora guidare. Cazzo. Stavamo giusto andando via, lui un poco lento però eh, quando il ragazzino s'è accorto della mancanza della scatoletta di simmental al proprio posto. Sbraitava. Questo è certo. Sovrastava persino la radio accesa. Parlavano di un impresa di volontariato, inutile dire che ero più presa dal tentativo di non farmi vedere il culo da tutti che dall'ascoltare le doti di buon animo dei fedeli cristiani. A finale quell'auto è ancora sotto casa mia, nonostante David, mi abbia detto di restituirla. Nonostante devo ammetterlo, ho pensato di restituirla. L'altro ieri sera, ero fuori casa, in rue des tanneurs, sotto la balconata. Insomma, per strada. E fissavo la scatoletta, mi fumavo una delle sigarette trovate nel cruscotto anteriore del catorcio. Pioveva a dirotto ed io ero, per come dire, in pigiama - culotta nera e canottiera di medesima tinta -. Guardavo, fumavo, e stavo per i cazzi miei senza guastare ad anima pia il muro perfetto della propria vita perfetta. All'improvviso, un fischio. Chi era? LUI. Inizio seriamente a pensare che Davvero mi pedini. Era fatto, fatto di un giro per i pub e per i bar. E non aveva un bell'aspetto, e sarà stata la sbronza, a farlo essere un poco più galante di com'è. Cioè tutto, tutto tranne che fine. A finale, per compassione, l'ho trascinato su in casa. E ha dormito da me. Lui, non credo sappia, che a finale gli sono stata tutta la notte di fianco. Perchè si, aveva una brutta cera. Il giorno dopo, gli ho preparato il pranzo - decente - io, non ho mangiato, solito. Gli ho fatto fare una doccia, perchè puzzava peggio di un morto e mi ha infettato casa - chiamerò la disinfestazione, perchè il fetore è allucinante - e gli ho prestato i vestiti di Colin. Che, gli andavano pressoché bene. Gli ho raccomandato di non usare il mio accappatoio, quando sarebbe uscito di doccia. Ha usato il mio accappatoio. E dato che in cesso c'è rimasto più del dovuto, credo abbia annusato stile porco cerca tartufi entrambi gli accappatoi per una crifra di tempo. Cercava impronte di me . . . per farmi l'ennesimo dispetto. Ne sono sicura. Che lavori per la CIA?
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